Stefano Comida

[Serramentista da sempre]

Era il 1996 quando entrai per la prima volta nell’officina di mio Papà. Avevo 13 anni

Beh in realtà ci ero già entrato da prima, ma senza avere la consapevolezza di dove fossi esattamente.

Quel giorno, Massimo, Augusto, Nunzio e Andrea l’ex socio di mio papà stavano movimentando delle lunghe barre di alluminio.

Barre che poi sarebbero diventate delle finestre.

“Chissà come fanno” mi chiesi! Si sono sempre stato una persona curiosa.

Da barre di 6 metri a delle finestre rettangolari! E forse proprio per quello mi appassionai a questo mestiere.

Quel lavoro era avvolto nel mistero!

Ma procediamo con ordine

C’era un gran da fare li dentro.

Uno dei primi ricordi è stato vedere i collaboratori di mio papà usare i trapani. Non chiedermi come mai questo è il mio primo ricordo, ma è cosi.

Forse perché era una delle prime postazioni di lavoro appena varcata la porta che divideva l’officina dall’esterno.

Altro ricordo era il rumore degli strumenti di lavoro, e l’odore di olio che veniva usato per lubrificare i macchinari.

Senza contare il ricordo delle persone che assemblavano pezzi di alluminio, persone che tutto sommato erano felici di fare quello che stavano facendo.

Questo era quello che mi ricordo dell’epoca. Era Settembre 1996 ! (mannaggia)

E io sono un 1983 (Mannaggia)

Ebbe un forte impatto su di me, nella mia inconsapevolezza dell’epoca, vedere cosi tante persone unite per un unico scopo.

A quel tempo le finestre erano solo dei tappa buchi.

Non c’era la consapevolezza che si ha adesso, ossia uno strumento per offrire comfort alle persone.

Un altro episodio che mi ricordo di quel giorno è quando mio padre mi si avvicinò e mi disse “Da grande vuoi fare questo lavoro?”.

Risposi di si.

Avevo 13 anni.

Era un si inconsapevole. Non sapevo cosa volesse dire esattamente lavorare.

Per la mia idea dell’epoca il lavoro era esattamente fare le cose che gli altri prima di me facevano.

Era quasi un imitazione.

Tipo le cover band che rifanno i brani dei loro miti!

Se funziona con lui allora se lo imito funziona anche con me. Mi accorsi che poi non era esattamente cosi e tra un po di racconto quali sono stati i passaggi che me l’hanno fatto scoprire.

Intanto procediamo. Ok?

Come avrai ben capito l’azienda era di famiglia e come tradizione vuole spesso a casa si respirava l’aria che si respirava in azienda.

Qualcuno direbbe che sono cresciuto a pane e finestre. Ti sembrerà stano ma è proprio cosi!

Ormai questo lavoro ce l’avevo già prima di iniziarlo ufficialmente nel 2003 anche in cui mi diplomai geometra.

E se ci devo pensare bene non esiste una data ufficiale in cui ebbe inizio la mia carriera lavorativa. Perché di fatto quella realtà l’ho sempre vissuta.

Ma mi ricordo quando smisi di giocare e incominciai a fare sul serio.

Ed è il giorno del mio esame di maturità.

Era il primo Luglio 2003. Carico più che mai mi recai a scuola. Ignaro di star vivendo le mie ultime ore da studente dell’obbligo.

Ore 8 si inizia e mi misi ad ascoltare le interrogazione dei miei compagni di classe.

Un po per esorcizzare il momento e un po per commentare con i miei compagni, quali fossero le domande che mancassero all’appello.

All’ora di pranzo era finalmente arrivato il mio turno ed entrai in aula.

Erano le 12:03! Mi ricordo ancora come se fosse ieri!

Discussi la tesina d’esame che ovviamente riguardava, indovinate un po cosa….Le finestre!!

Va beh, era un argomento facile, che padroneggiavo abbastanza bene a livello teorico.

Dopo una bella discussione alle 13 finì la prova orale.

Chiamai mio padre per avvisarlo della fine della prova e lui mi disse “ Bravo, ti aspetto alle 13:30 che bisogna andare dal cliente xxx” (ora non ricordo chi fosse)

E io già che pensavo di far festa e di passare quell’estate all’insegna del menefreghismo! Credo sia condizione normale a 20 anni no?

Ma andai lo stesso incontro al mio destino e detto sinceramente non mi pesò affatto. Anche perché per me in qualche modo era la normalità

Mi pesò qualche giorno dopo quando i miei compagni dell’epoca finirono gli esami e si diedero alla pazza gioia per l’intera estate, ovviamente invitandomi ad andare con loro.

Non so come mai, ma risposi di no. Avevo iniziato a lavorare ormai.

Ho ben impresso quel momento.

Ho sempre avuto un forte senso del dovere. E se mi prendo una responsabilità o una parola non mi tiro indietro nel portarla a termine.

Senso che mi porto tutt’oggi. Ed è uno dei fondamentali che mi porto dietro.

Quando ho iniziato a lavorare l’unico bagaglio che avevo era quello scolastico.

Ero un po presuntuoso e pensavo di saperla un po più degli altri,.

Mi accorsi ben presto che li fuori il mondo era completamente diverso! Su carta tutto funzionava, nella realtà invece qualcosa andava storto!

Mi accorsi presto del divario enorme tra i due mondi.

Ecco io arrivo da quel mondo in cui il lavoro era staccato dalla scuola.

Ho capito subito una cosa fondamentale.

Che nel lavoro ma nella vita in generale la parola d’ordine sarebbe stata “imparare e applicare”, in sostanza FARE.

E questa, oltre al senso del dovere, è un altra caratteristica che mi porto dietro.

Il fare in quel momento purtroppo era limitarmi all’osservazione di quello che succedeva. Era più che altro il tenere in ordine l’officina e fare da garzone per gli altri

Insomma tutti quei lavori di gavetta che ad oggi ringrazio!

Ringrazio perché anche se lavori “poco edificanti” in quel momento hanno tracciato un solco nella mia esperienza.

Crescendo con gli anni ho appreso sempre più consapevolezza del mio lavoro.

Sono passato dal “pulire l’officina” a costruire nella realtà le finestre.

Ero diventato quello che, quel ragazzotto di 13 anni, guardò 7 anni prima.

4 anni più tardi costruii la mia prima finestra! Siamo nel 2007

Ero cresciuto e neanche me ne ero accorto.

Ora quel lavoro che prima era avvolto nel mistero ha incominciato a essere più chiaro.

Ora ero io quello che serenamente costruiva finestre.

Mi ricordo che quando lo raccontavo ai miei amici rimanevano straniti.

Il commento più eclatante fu di Laura che mi disse “Ah perché esiste qualcuno che costruisce finestre?” .

Questa sua frase mi rimase addosso.

Forse perché davo per scontato che tutti lo sapessero! Ma evidentemente non era cosi.

Intanto il tempo passa e qualche mese dopo feci il mio ingresso nel fantastico mondo dei cantieri.

Ne avevo sentito parlare.

Me lo immaginavo con un luogo pieno di gente che sapevano un sacco di cose e che si incontravano per creare dei monumenti all’ingegneria.

Un posto dove si sudava e si lavorava sodo tutti i giorni e tutto il giorno indipendentemente dal tempo atmosferico.

Una delle prime volte che misi piede in cantiere ero un po spaesato.

Nella mia goffaggine dell’epoca l’unica cosa che sapevo fare era costruire le finestre, ma non le sapevo ancora montare.

Avevo dei buoni maestri, però sei d’accordo con me che per imparare ci vuole un po di tempo

E nella mia goffaggine dell’epoca mi si palesò una figura mitologica di cui avevo sentito parlare più volte.

Era il capo cantiere con cui, per una serie di circostanze, mi dovetti interfacciare per alcune questioni di tipo organizzativo.

Dopo qualche minuto di dialogo ad un tratto mi disse con fare ironico: “Si vede che sei giovani ma che non hai voglia di lavorare” .

Ti giuro che a oggi non ho ancora capito cosa volesse dire o perché me lo abbia detto.

Forse perché lui era quello esperto e vedeva in me il ragazzetto pieno di sogni e speranze con voglia di fare ed energia. Forse il suo modo di fare era per spegnere i miei entusiasmi.

Ma ci vuole ben altro. Io quel momento ho scoperto un lato nascosto di me. Che è quello della determinazione.

Io ad ogni modo lo guardai e gli dissi” Mi scusi, perché lei ha voglia di lavorare? Lei si alza ogni mattina con la voglia estrema di venire in cantiere?”

Mi guardò con fare stizzito e se ne andò.

Non saprò mai la risposta o cosa pensasse al riguardo. Poco male. Avevo già appreso quello che mi serviva per continuare.

Ripenso molto spesso a quel momento e a quello che in realtà volevo dire con esattezza;

Con il mio incauto intervento avevo la necessità di spiegare a me stesso che quello che stavo facendo in quel momento non era il “lavoro” per come lo intendeva lui.

Forse quello che intendevo era che il mio operare, i miei sacrifici passati e futuri potevano essere un modo per aiutare le persone.

Tre persone erano al lavoro in un cantiere edile.

Avevano il medesimo compito, ma quando fu loro chiesto quale fosse il loro lavoro, le risposte furono diverse.

Spacco pietre” rispose il primo.

Mi guadagno da vivere” rispose il secondo.

Partecipo alla costruzione di una cattedrale” disse il terzo.

Peter Schultz

Ma non sapevo ancora bene aiutare in cosa.

Però avevo la netta sensazione di essere difronte a un bivio, ma non sapevo esattamente quali fossero le strade da percorrere.

Fu solo il tempo che mi diede consiglio.

Qualche anno dopo capii una cosa fondamentale.

Ti ricordi quando scrissi che il lavoro visto da un ragazzo di 13 anni poteva più assomigliare a un cover band?

Ecco in quel momento capii che il lavoro cercando di imitare quello che facevano gli altri era un idea che incominciava a vacillare.

Capii a questo punto quale fosse il bivio

O continuare a fare le cose come ho sempre fatto, oppure cambiare nettamente strada.

O far finestre come abbiamo sempre fatto, oppure offrire qualcosa in più.

Ecco quel qualcosa in più era il COMFORT!

Finalmente avevo trovato il motivo per cui ogni mattina mi alzavo e correvo a lavorare.

Me lo sentivo che esisteva qualcosa che andava oltre il fare o vendere queste benedettissime finestre.

La finestra è solo un mezzo per poter raggiungere ben altro. Ce l’ avevo sotto gli occhi tutti i giorni.

Proprio in quel periodo feci un passo ulteriore nella mia carriera lavorativa.

Lentamente mi stavo staccando dall’andare in cantiere tutti i giorni e mi stavo approcciando a quello che tutt’oggi faccio. La gestione e la cura del cliente.

E dal mio punto di vista questo significa accompagnare le persone nel percorso decisionale attraverso un metodo ben definito, con il vantaggio di far risparmiare tempo e denaro alle persone.

Per fare tutto ciò feci una cosa che non facevo più da molto! Tornai tredicenne!

Incominciai a studiare. Mi resi conto che le cose non si fanno schioccando le dita ma avendo metodo.

Decisi in quel periodo che oltre lavorare fisicamente, di lavorare intellettualmente!

Infatti intrapresi molteplici corsi, spesso anche differenti tra di loro e magari fini a se stessi.

Il mio scopo era quello di riabituare il mio cervello all’apprendimento.

Ebbene si; Dopo tanti anni passati solo a lavorare il mio cervello sembrava atrofizzato.

Da li a poco però, con metodo e dedizione riuscii nel mio intento di instaurare un circolo vizioso tale per cui quello che sentivo e apprendevo nei corsi riuscivo a tradurlo poi in azione. Quel fare che feci mio qualche anno prima mi stava servendo ancora.

Non so esattamente quanti corsi ho fatto. Da quello più strutturato a quello meno strutturato. Da quello inutile a quello inutile (tipo il corso di cucina giapponese, ma questa è un altra storia)

Sono passato da fare corsi prettamente tecnici sulla posa in opera della finestra, corsi che mi hanno insegnato a livello matematico come concretizzare attraverso la posa il comfort abitativo, a quelli puramente di gestione aziendale.

Tra quelli più lunghi anche un Master in Bocconi a Milano. Non mi sono fatto mancare nulla!

Però se dovevo dare un servizio migliore rispetto a prima e differente rispetto ad un altro mio concorrente , a mio avviso questi erano in punti di partenza.

Però non mi bastava. Caspita. Qualcosa non mi tornava.

Mi chiedevo continuamente come potessi comunicare quello che stavo facendo per gli altri.

Perché la domanda era sempre la stessa….io faccio un qualcosa che reputo utile, ma se gli altri non lo sanno che lo faccio a fare?

Allora incominciai a studiare come poter migliorare la mia comunicazione. Il passo fu breve.

Consigliato da dalle persone a me ad oggi care iniziati dei percorsi formativi che mi fecero capire in modo approfondito come potessi fare marketing.

E qui vorrei fare un appunto. Il marketing non è una brutta parola, anzi.

La base del marketing è comunicare la propria idea differenziante nel migliore dei modi possibili.

Senza idea differenziante non si può fare marketing. Sostanzialmente si parlava di fare delle promesse alle persone, ma che poi, quelle promesse dovevano essere mantenute. E io le mie promesse le avevo.

Quindi mi misi a studiare però forte di quei valori che ho appreso fin da quando ho iniziato a lavorare; senso del dovere, e determinazione e senso del fare.

Nacque il mio blog ufficiale www.stefanocomida.com

Li dentro ho messo tutte quelle cose imparate in officina, nei cantieri, negli sbagli e nelle soluzioni trovate. Insomma tutti i miei ultimi 17 anni di vita “spesi” per fare quello che mi piaceva.

Il blog è sostanzialmente uno strumento che ho trovato per comunicare quello che so e come lavoro alle persone interessate a fare un acquisto consapevole.

E non c’è stato progetto migliore, dal punto di vista lavorativo e comunicativo che abbia mai fatto. E forse lo è perché al centro ce il cliente.

Cliente non tanto quanto essere spendente, ma essere con dei bisogni e delle aspettative che io con il mio lavoro potevo soddisfare.

Da quel lavoro poi è nata anche un guida cartacea “ I principi fondamentali per acquistare le tue finestre”

Un condensato di buoni principi e conoscenze fondamentali per non commettere errori quando si è in procinto di sostituire le finestre.

La guida al contrario di quello che si possa pensare, l’ho scritta proprio io personalmente di mio pugno.

Spesso i clienti, o gli amici, mi chiedono come posso aver fatto a scrivere un guida dedicata al mio settore, e di come posso aver trovato il tempo e le risorse.

La coda buffa è che io principalmente non so scrivere.

Un aneddoto carino è che alle fin dai tempi delle elementari i miei voti sui temi erano talmente bassi che mi vergogno anche a condividerlo con te!

La mia spiegazione era che forse forse erano principalmente argomenti di cui non sapevo nulla e sopratutto a cui io non potevo portare nessun valore aggiunto.

Allora mi stufavo prendendo brutti voti, con le varie infuriate di mia mamma! Che principalmente aveva anche ragione!

Invece con la guida non ho avuto nessuna difficoltà

Ho unito quello che sapevo e a chi volevo dirlo. Fine.

Ora sei sei arrivato fino a qua ti sono grato di aver ascoltato la mia storia;

Stefano Comida